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mercoledì 4 marzo 2015

LE DOMANDE FREQUENTI SUGLI ATTACCHI DI PANICO

Chi soffre di Attacchi di Panico, durante gli episodi più forti e acuti ha, in genere, la sensazione di perdere il controllo, di avere un attacco cardiaco, di svenire o impazzire. Anche se il momento dell’attacco è spaventoso, si tratta “solo” di paure, date da un’erronea interpretazione dei segnali d’ansia (tachicardia, respirazione accelerata, testa annebbiata…). Come abbiamo visto in un altro post, un certo livello d’ansia è fisiologico e si attiva davanti a potenziali pericoli. L’ansia nasce, quindi, come risposta di attacco o fuga davanti al pericolo reale, tuttavia nei disturbi d’ansia (attacchi di panico compresi) diviene problematica poiché il pericolo non esiste davvero, bensì è frutto di un’interpretazione catastrofica di alcuni segnali. Gli stessi eventi prima citati (perdita di controllo, pazzia, svenimento etc.) sono reazioni all’ansia e il concentrarsi su tali possibilità tende ad aumentare ulteriormente lo stato d’ansia (che, come una qualsiasi reazione fisiologica, in realtà passa anche da sola in un certo arco di tempo).
 
Iniziamo dalla paura più frequente.

Durante un Attacco di Panico posso avere un Infarto?
No! Si tratta della paura più comune e, in effetti, spesso la diagnosi di Attacco di Panico viene effettuata proprio al Pronto Soccorso, a cui la persona si è rivolta certa di avere i sintomi di un infarto (tachicardia, forti dolori al petto, senso di soffocamento…). Anche se i sintomi possono sembrare simili, vi sono grandi differenze a riguardo (di cui avevamo parlato qui). Teniamo sempre e comunque a mente che anche in questo caso, l’ansia per il fatto di avere tali sintomi, li peggiora ulteriormente: la persona sente che manca l’aria, il cuore batte più veloce, il petto fa male e vive la situazione come un pericolo. Quando si attiva l’ansia? Davanti a un pericolo e quindi ecco i nostri sintomi amplificati. Il cuore risponde automaticamente alla percezione di paura proprio con l'aumento della frequenza dei battiti. Per questo, ogni volta in cui la persona pensa di trovarsi in una situazione di pericolo e risponde emotivamente con sentimenti di paura, avrà come conseguenza un aumento della frequenza cardiaca. È un circolo vizioso insomma, ma non può danneggiare il cuore.

Durante un Attacco di Panico posso Perdere il Controllo o Impazzire?
No! Spesso, durante gli attacchi di panico, le persone temono di perdere il controllo e dire o fare cose strane e bizzarre, di cui poi potrebbero vergognarsi. Come abbiamo visto, l’attacco di panico è una reazione di allarme in assenza di un pericolo reale e questo causa un’attivazione fisiologica che ha come effetto la sensazione di dover scappare, il sentirsi confusi, il dover gridare (ad esempio per chiedere aiuto). Sono, inoltre, presenti spesso sintomi che possono essere confusi con la perdita di controllo sul corpo e sulla propria mente: senso di stordimento  (ci si può sentire confusi o avere la sensazione che i pensieri si ricorrano o si accavallino, la testa è vissuta come meno lucida), senso di irrealtà (le cose intorno divengono meno definite e possono apparire strane, diverse e poco familiari) e di stranezza del proprio corpo (anche alcune parti del corpo possono apparire strane o irreali, qualcuno ha la sensazione che nemmeno gli appartengano o di non riuscire a controllarle). So che la paura di perdere il controllo è molto sgradevole da sopportare, ma la possibilità che ciò accada davvero rasenta lo zero. La persona, anche durante la crisi di panico, è in grado di controllarsi e prendere decisioni.
Rispetto alla paura di impazzire, questi sintomi possono far pensare, soprattutto durante i primi attacchi, potrebbero far pensare alla persona di essere affetta da una grave malattia mentale (come la schizofrenia o sindromi bipolari), aumentando il senso di angoscia. Tuttavia, sebbene anche il Disturbo da Attacchi di Panico sia patologia codificata e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è molto diversa da patologie mentali come la schizofrenia: la schizofrenia prima è una condizione cronica i cui sintomi concernono l’alterazione del pensiero, spesso in presenza di deliri e allucinazioni; Al contrario, gli Attacchi di Panico sono invece eventi episodici (anche se vengono spesso e sono presenti da anni), i  cui sintomi sono scatenati dall’interpretazione catastrofica delle risposte fisiologiche dell’ansia.


Durante un Attacco di Panico posso Svenire?
Tendenzialmente no! Anche questa è una paura molto diffusa, ma lo svenimento durante le crisi di panico è davvero raro.. Lo svenimento è causato da un abbassamento della pressione, mentre quando si ha un attacco di ansia succede esattamente il contrario: la pressione sale, perché il cuore batte più forte. La paura dello svenimento è dettata dal fatto di sentire la testa annebbiata. Perché questo avviene? Durante l’attacco di panico si tende ad iperventilare (il respiro è molto veloce e corto) e questo porta ad avere troppo ossigeno in corpo e troppo poca anidride carbonica (che viene “buttata fuori” dall’organismo quando espiriamo). Si hanno così due conseguenze principali: si restringono i vasi sanguigni, soprattutto quelli che portano il sangue a certe zone del cervello, e arriva più ossigeno ai polmoni, ma meno ad altre aree del corpo e del cervello, dove passa meno sangue e, quindi, meno ossigeno. Cosa capita a questo punto? Succede di sentire alcuni sintomi comuni al panico, tra cui il senso di soffocamento, di svenimento, di avere la testa leggera, di confusione, tachicardia etc.

Hai altre domande sugli attacchi di panico? 
Scrivimi all'indirizzo alessia.romanazzi@goccedipsicologia.it

2 commenti:

  1. Carissima Dottoressa,

    leggo da tempo il suo blog, e senza aver in me l'intento di lusingarla, mi sento libero e lieto di constatare e di riconoscere il suo entusiasmo per la professione, soprattutto nei suoi atteggiamenti positivi e propositivi: per chi svolge terapie psicologiche come fa lei, certi aspetti sono a dir poco fondamentali e necessari.

    Però voglio essere del tutto sincero nelle mie constatazioni, e per questa mia "audacia" le chiedo subito scusa; spero che possa comprendermi.
    Nonostante io abbia appena due anni in più di lei, riconoscendo la sua professionalità, proprio per rispetto e riconoscenza, non posso esimermi dal darle "del lei"; quindi, in questo, a maggior ragione, la prego di considerare il mio rispetto che io nutro nei suoi confronti.

    Se io fossi un suo paziente, mi creda che sarei molto lieto di aver a che fare con una terapeuta del suo calibro, ma non posso nasconderle che non sarei nemmeno indifferente dinnanzi al suo modo di sorridere (mi riferisco alla sua foto presente nella sezione "Chi sono"): ciò, sicuramente, mi gioverebbe per affrancarmi ulteriormente dalle ombre della mia esistenza, ma al contempo rischierei di sentirmi in difficoltà, dato il fascino che traspare dalla sua immagine esteriore. La prego ancora di non mal interpretare queste mie considerazioni, laddove ripeto che io considero positivamente la sua professionalità; se dovesse interpretare negativamente il mio messaggio cancelli pure queste mie considerazioni: considero la liceità del suo eventuale provvedimento ed inoltre non mancherò di fare ammenda per la mia sfacciataggine.

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  2. Caro Giangi, sono contenta che l'entusiasmo per la professione passi anche attraverso queste pagine virtuali! Il sorriso accompagna proprio la gioia di fare questo lavoro ed ha l'arduo compito di aiutare la persona a superare le difficoltà iniziali, che spesso accompagnano le prime fasi del percorso, a causa dell'imbarazzo nel condividere i propri pensieri e disagi! =)

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